giovedì 28 dicembre 2017

IL QUADRO, racconto da Trame graffi(a)te


GUARDANDO QUESTO QUADRO HO SCRITTO UN RACCONTO


Ogni mercoledì Michele Scarparo con Trame graffi(a)te in Scrivere per caso, pubblica un'immagine da cui trarre suggerimento. Chi vuole partecipare deve scrivere un racconto lasciandosi trasportare dall'immaginazione, aggiungendo e ampliando. 
La domenica chi vuole, può commentare cosa è piaciuto e cosa no cliccando sul: QUI.
Questa volta mi sono esercitata anch'io, ecco il mio racconto:


L’ombra al guinzaglio
IL QUADRO


Il fruscio delle foglie proveniente dal sentiero mi fece sollevare lo sguardo dal terreno. Occhi di ghiaccio mi trafissero senza un sorriso. Lo fissai con le palpebre leggermente serrate per il riverbero della luce, senza accennare a un saluto.
Il pittore se ne andava leggermente curvo, con il peso dei suoi attrezzi.
I recenti fatti che avevano sconvolto il nostro quieto vivere, aveva reso tutti diffidenti: e se fosse lui il pericoloso assassino?
Rimpiansi la perdita di serenità, che mi aveva spinto a vivere in quella zona campestre con l'orizzonte piatto, frastagliato solo da cime di alberi e fattorie.
Un tempo io avrei salutato. Qui abita gente semplice e di poche parole, ma fiduciosa e ospitale, ma da un mese tutto è cambiato.
Abbandonai la zappa nel campo e tornai verso casa. La strada fiancheggiava il lato sinistro della casa di Olmo. Il silenzio era doloroso e inquietante, non si udiva il verso di nessun animale o attrezzo da lavoro. La casa aveva le imposte chiuse e le erbacce cominciavano a impadronirsi dell'aia.
Chi e perché? Era la domanda che tutti si facevano.
Il corpo di Olmo era stato trovato nella stalla, con un colpo alla nuca tra le mucche che muggivano agitate. La moglie aveva venduto il bestiame e si era trasferita dalla sorella.
Arrivato a casa, aprii il cavalletto all'ombra del faggio e preparai i colori. Volevo mettere su tela quell'immagine del pittore stagliata nella vivida luce del paesaggio.
Con tratti decisi cominciai a dipingere.
All'imbrunire mi fermai a osservare il risultato del mio lavoro e sconcertato borbottai: "Sei uno stupido i pennelli non uccidono".
La figura del pittore sulla tela non aveva nulla d'inquietante, neppure lo sguardo. Erano semplici occhi azzurri che mi fissavano.
Avevo frainteso? 
Forse anche lui aveva sentito parlare dell'omicidio ed era diffidente.
Al quadro mancava il piede del cavalletto chiuso. Con mano tremante avvicinai il pennello che lasciò sulla tela uno sbaffo, un segno curvo che nulla aveva a che fare con il piede dritto di un cavalletto, sembrava un guinzaglio.
La tela rimase incompiuta come il mio dubbio irrisolto.

11 commenti:

  1. Ma che bello .....un racconto che scorre piacevole e invoglia a leggere ....troppo brava .. complimenti

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    1. Ma Giusi che bel commento, sono emozionata. <3

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  2. Molto bello il racconto e ottima l'idea del prendere spunto da un'immagine o un quadro.

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    1. Ciao Azzurrocielo passa da Michele, è una persona accogliente e professionale, che si mette in gioco proponendo esercizi mirati ma divertenti.
      Buone e soprattutto serene feste a te e famiglia.

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  3. Ma che bello! Buona giornata.
    sinforosa

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  4. Una giornata balorda. Dovevo fare un ritratto a una signora molto bella. Avrebbe pagato in natura. Purtroppo cominciai a guardare la mia ombra e il desiderio di dipingerla cresceva passo dopo passo. Accovacciato ho cercato di iniziare il mio dipinto. Perbacco, l'ombra non c'era più. Mi alzo di scatto e ricompare beffarda e io la scalcio. Urla la maledetta e mi salta in testa e quasi sfonda il mio cranio e mi infila la tela come una collana. Mi strappo i capelli, li ingoio e l'ombra approfitta della mia bocca aperta per versarci tutti i colori.

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